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NUOVO ARRIVO IN CASA VALTURIO!

Circa quattrocento anni fa nasceva a Freshwater, nel 1635, un grande scienziato: Robert Hooke. Egli, all’età di soli trent’anni, scopri quelle che ancora oggi noi chiamiamo cellule. Come accadde tutto ciò?
Attraverso un complesso ed efficiente sistema di lenti, il microscopista studiò attentamente un sottile strato di sughero e la forma di ciò che vide gli ricordò le “cellette” dei monaci, da qui l’omonimo nome.
Anche la classe 2^ B, affascinata da tale scoperta, ha deciso di cimentarsi, sotto la supervisione del Prof. Fabbri Raffaello e del tecnico di laboratorio Nicola Caroni, in questo percorso intrapreso nel 1665 potendo beneficiare, però, di un costosissimo microscopio di ultima generazione (utilizzato anche nei laboratori medici e universitari) collegato ad una telecamera e ad un proiettore. La scelta di tale acquisto si sostanzia nel fatto che, in tal modo, tutti possono beneficiare di immagini e video di altissima qualità che permettono uno studio approfondito e dati sempre disponibili, al contrario di quanto accadrebbe nel disporre di un vasto numero di microscopi di qualità inferiore.
Dopo essersi trovati in laboratorio, i ragazzi hanno preparato i campioni da analizzare tagliando strati unicellulari di cipolla e sughero e, tramite l’ausilio di pinzette e coloranti, sono riusciti a disporre il tutto sui vetrini porta e copri oggetti.
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Dopo aver consegnato i campioni al docente, con l’aiuto dello studente Caroni, sono state studiate attentamente le cellule e le membrane cellulari e nucleari prestando particolare attenzione ai coloranti utilizzati e al conseguente rilievo di un elemento piuttosto che un altro.
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Nella fotografia numero 1 è molto evidente la parete cellulare, mentre in quella numero 2 risalta maggiormente quella nucleare.

Dopo un primo approccio con il nuovo microscopio i ragazzi hanno visto “in HD”, esattamente ciò che vide lo scienziato inglese quel fatidico 1665:
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Ma tenere a freno la curiosità è impossibile e allora, nelle lezioni successive, gli alunni si sono recati nuovamente in laboratorio al fine di approfondire le lezioni di biologia sul sangue e studiare con particolare scrupolo questa componente fondamentale del nostro organismo, soffermandosi, in particolar modo, sulla forma e sull’evoluzione dei globuli rossi.

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Nella foto numero 5 si possono osservare i campioni di sangue il quale presenta una particolare colorazione violacea per via del colorante May-Grunnwald Giemsa.
Nella foto numero 6, invece, il soggetto principale sono i globuli rossi con la loro particolare forma biconcava e la mancanza del nucleo dovuta a motivi di efficienza nel trasporto dei gas.

Ecco, infine, lo strumento senza il quale tutto ciò non sarebbe stato possibile
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