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SCRITTORI NELLE SCUOLE: ANTONIA ARSLAN

IL CANTO DELL'ARMENIA STRAZIATA

Un vociare giovane, sbuffi un po' indolenti, sguardi che frugano lo spazio, attese curiose: l'Aula Magna dell'Istituto è colma, anzi a dire il vero un po' straripante, ma si attende l'arrivo di Antonia Arslan con un lieve fremito di emozione.

Alcune classi del “Valturio” e del “L. da Vinci” -circa 200 ragazzi- il 22 gennaio scorso hanno incontrato la scrittrice padovana di origine armena, ascoltandola raccontare, in un silenzio carico di stupore e di domande (in gran parte inespresse per sole ragioni di tempo), la storia della sua famiglia e della sua terra, di quel primo agghiacciante genocidio del XX secolo.

Hanno letto La masseria delle allodole e ne hanno parlato in classe, hanno viaggiato tra le parole di spine e di velluto che raccontano una tragedia a lungo e da tanti dimenticata.

E finalmente davanti e dentro di loro la voce della prof.ssa Arslan ha vibrato forte e docile, modellando le immagini potenti del libro e della storia col suo racconto: quel male antico che ha ridotto un popolo mite e fantasioso a un cumulo di macerie dell'anima e del corpo, la tragedia dell'annullamento e del non ritorno.

antonia arslan

Nella grande Storia, la piccola e non meno sconvolgente storia della sua famiglia e del suo popolo lontano: lei che si descrive totalmente italiana e totalmente armena, ha trasmesso in tono limpido e pacato ricordi personali, scorci di infanzia, nostalgia e vita, tormento e speranza.

“I ricordi, usciti dalle loro scatole, dilagano nel cuore e prendono possesso della mente”: le parole di Antonia Arslan sono piene di verità e invitano a non lasciare che la memoria sbiadisca, nemmeno quella della sanguinosa primavera armena del 1915.

E sulla nostra memoria si adagino anche i meravigliosi versi di Daniel Varujan, il più grande poeta armeno, tra le prime vittime del genocidio: “Nelle plaghe dell'Oriente sia pace sulla terra.../ Non più sangue, ma sudore irrori le vene dei campi,/ e al tocco della campana di ogni paese/ sia un canto di benedizione”.

Paola Papini

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