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PER UNA CULTURA DELLA LEGALITA’

Tre incontri con l’Osservatorio antimafia di Rimini

E’ ormai ufficiale, la mafia è arrivata in Romagna.
Quell’organizzazione che tutti pensano si limiti al sud ha ormai deposto le sue uova anche nel nostro territorio. Lo fa soprattutto sfruttando le difficoltà e le opportunità che offre il fiorente sistema alberghiero della zona. Spesso, inizia tutto con un semplice prestito di denaro poi, successivamente, si crea un vero e proprio rapporto di dipendenza che porta al rilevamento o al fallimento delle varie aziende.
Le associazioni mafiose vengono avvisate dai cosiddetti colletti bianchi: professionisti impiegati in diversi settori che sono a conoscenza della situazione economica degli individui. I truffatori si presentano come persone amichevoli che si offrono di aiutare prestando denaro a interessi molto alti, e i vari imprenditori, che si trovano in difficoltà e non in grado di ricevere un prestito dalle banche, sono costretti ad accettare. Inizia così il circolo vizioso che porta alle disastrose conseguenze descritte.
Alcuni ragazzi che si sono appassionati all’argomento hanno mostrato attraverso grafici e immagini come e dove si sono radicate le organizzazioni criminali: il risultato è sconcertante. Il territorio è completamente spartito tra le cosche, attirate da turismo, soldi e una posizione favorevole: non solo per il mare ma anche per la vicinanza di San Marino, noto paradiso fiscale.
Sarebbe importante svolgere un’attività di prevenzione tra i giovani che in futuro saranno parte attiva dell’economia italiana. E c’è chi già lo sta facendo.
L’Osservatorio provinciale antimafia di Rimini, in questi mesi, si sta dedicando all’informazione nelle scuole e noi della II A abbiamo partecipato al progetto.
Si tratta di tre lezioni da due ore. Dopo la prima dedicata alla visione del film “La mafia uccide solo d’estate” di Pif, la seconda lezione informava sulle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. E la scoperta è stata sconvolgente.
Fino al 2011, non si pensava che la criminalità organizzata fosse sbarcata in riviera tanto che l’assessore al turismo affermava : “ Non c’è una vera e propria infiltrazione mafiosa” (Rai News, 2011).
Ma la realtà è che nel 2012 sono passate di mano 200 strutture su mille (Rai News, 2012).
Vengono riportate, tra l’altro, testimonianze di albergatori che si trovano in difficoltà perché devono competere con alberghi gestiti da associazioni mafiose che operano una sorta di concorrenza sleale, ad esempio non rispettano i diritti dei lavoratori, pagano in nero, ecc. Questo permette di abbassare di molto i prezzi e, di conseguenza, attrarre molti clienti.
Si nega l’esistenza di una vera e propria presenza di clan mafiosi nel territorio ma i fatti ci dicono il contrario: stanno aumentando gli arresti per associazioni a delinquere e oramai anche i cittadini sono consapevoli della presenza di organizzazioni criminali sia italiane, sia straniere (es. mafia cinese, mafia albanese).
“Non è vero che a Rimini la mafia non c’è. C’è a Rimini come c’è ormai ovunque, spesso invisibile nelle forme di oggi. Se c’è una cosa di cui essere orgogliosi è avere in questi anni, cambiato approccio, lavorato per un cambio culturale e di lettura. Parlare di mafia e dire che c’è fa bene al turismo perché è la premessa culturale per combatterla meglio. Non parlarne perché fa male al turismo è sbagliato e dannoso.”(Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini)
L’ultima lezione ha permesso di analizzare alcuni rapporti di complicità tra enti pubblici e cosche, che, ad esempio, ottengono appalti proponendo ribassi irrealistici e poi lasciano i lavori in corso. Un caso analizzato riguardava una truffa in campo edile relativa alla costruzione di una scuola da parte di una società proveniente da Caserta. Questa impresa aveva promesso la consegna dopo 300 giorni e un ribasso del 23%. Il sindaco non si è posto problemi nel dare l‘appalto all’azienda benché non fosse in possesso del certificato antimafia rilasciato dalla Prefettura.
Ricevuta dal Comune la somma richiesta, la società è sparita senza completare la scuola e senza pagare le spese.
A questo proposito è di fondamentale importanza l’inchiesta svolta da alcuni studenti universitari di Reggio Emilia e pubblicata sul sito Cortocircuito.
In seguito agli arresti e al maxiprocesso Aemilia essi hanno ritenuto necessario intervistare sindaci e cittadini della periferia reggiana. Il risultato è stato davvero scioccante. Il panorama delle anomalie è incredibile. Si parte da costruzioni di scuole lasciate a metà una volta arrivato il pagamento e si arriva a mafiosi tenuti sotto controllo che collaborano con il sindaco e continuano la loro attività senza che nessuno li ostacoli.
La famiglia di Francesco Grande Aracri si è letteralmente radicata nella cittadina di Brescello e nonostante il capofamiglia sia agli arresti domiciliari, condannato nel 2009, riesce comunque a gestire le sue attività.
I cittadini negano l’esistenza della mafia.
Hanno paura.
La mafia vive della paura degli altri.
I cittadini pur di mantenere privilegi e protezione da parte della criminalità organizzata danno la colpa agli extracomunitari. E siamo in Emilia Romagna, non al Sud.
In conclusione, la mafia sta diventando un problema scottante anche per il nord Italia. E’ non bisogna assolutamente lasciarlo sviluppare.
Un rimedio è quello della prevenzione attraverso progetti che sensibilizzino i ragazzi che forse tra 10 anni, svolgeranno attività importanti nella nostra economia.
Per questo speriamo che il lavoro dell’osservatorio di Rimini non resti isolato e che si continui la lotta contro il morbo mafioso che rischia di uccidere l’economia e la reputazione del nostro paese.

Classe II A
ITES “VALTURIO” RIMINI

film antimafia

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